Salute globale e sviluppo sostenibile: oltre i limiti dell’Agenda 2030, verso un nuovo protagonismo della società civile

Salute globale e sviluppo sostenibile: oltre i limiti dell’Agenda 2030, verso un nuovo protagonismo della società civile

La salute rappresenta uno dei terreni più evidenti su cui si misura la credibilità delle politiche pubbliche globali. L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, con l’Obiettivo 3 dedicato a “Salute e benessere”, ha indicato una direzione chiara: garantire una vita sana e promuovere il benessere per tutti, a tutte le età.
Tuttavia, a distanza di anni dalla sua adozione, i risultati appaiono disomogenei e, in troppi casi, insufficienti. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, milioni di persone nel mondo continuano a non avere accesso ai servizi sanitari essenziali, mentre le disuguaglianze tra Paesi e all’interno degli stessi sistemi nazionali restano profonde. La pandemia ha ulteriormente accentuato queste fragilità, mettendo in luce i limiti di un modello spesso più ideologico e annunciato che operativo.
Sarebbe, però, un errore liquidare l’Agenda 2030 come un fallimento: grazie alla sua approvazione  si è attivato un processo di partecipazione civile globale che da tempo non si vedeva.
Piuttosto, occorre riconoscerne i limiti applicativi per recuperarne i principi fondanti alla base di tutti gli obiettivi  e per quanto riguarda noi quello relativo alla Salute: prevenzione, universalità dell’accesso, integrazione tra pubblico e privato sociale.
In questo spazio, infatti,  l’esperienza di Campus Salute cerca di proporre un modello concreto di come la società civile possa contribuire ad aiutare i sistemi sanitari. Attraverso campagne di prevenzione, screening gratuiti e iniziative di sensibilizzazione, Campus Salute ha dimostrato come il volontariato organizzato possa trasformarsi in uno strumento efficace di supporto alla sanità pubblica.
Da quasi venti anni i nostri volontari in giro per Italia, Europa, Stati Uniti e nelle occasioni di confronto col sistema ONU incentrano la propria azione ad affermare strategie che abbiano al centro la prevenzione. L’Obiettivo 3 dell’Agenda 2030 insiste su questo aspetto, ma nella pratica molti sistemi sanitari continuano a privilegiare un approccio reattivo, intervenendo quando la malattia è già conclamata. Iniziative come quelle promosse da Campus Salute ribaltano questa logica, portando la sanità fuori dagli ospedali e avvicinandola ai cittadini promuovendone l’importanza tra i cittadini.
Questo modello, nato in Italia, ha un potenziale che va ben oltre i confini nazionali cosi come dimostrano le nostre esperienze in Europa e negli Stati Uniti, luoghi ove i sistemi ed i modelli sanitari sono diversi. Allo stesso modo, in contesti emergenti, la capacità di mobilitare volontari qualificati rappresenta una risorsa strategica per rafforzare e formare i sistemi locali.

In questo, Campus Salute prova ad allinearsi ad una storia che vede la società civile italiana proporre da decenni modelli efficaci ed il cui valore non è solo operativo, ma culturale. È la capacità di coniugare competenza e solidarietà, organizzazione e prossimità: in definitiva, quella tradizione di volontariato che ha reso il terzo settore italiano un punto di riferimento anche a livello internazionale.
Perché questo potenziale si traduca in un nuovo paradigma, però, è necessario un salto di qualità. Occorre un’integrazione più strutturata tra istituzioni e società civile, capace di superare la logica di attività episodiche. Si avverte la necessità di una visione che riconosca il volontariato non come supplenza, ma come componente strutturale delle politiche sanitarie e sociali.
In questo senso, andare “oltre” l’Agenda 2030 non significa abbandonarla, ma reinterpretarla trasformando principi condivisi in pratiche diffuse e misurabili.
La salute, del resto, non è solo una questione sanitaria: è una questione sociale, economica e, in ultima analisi, politica. Proprio per questo richiede un approccio integrato, in cui pubblico e privato sociale lavorino insieme.

Crediamo che la nostra esperienza dimostri che questa strada è possibile. Non come eccezione, ma modello replicabile. Non come risposta emergenziale, ma visione di lungo periodo.
Se l’Agenda 2030 ha indicato la direzione, spetta oggi alla società civile – insieme alle istituzioni – costruire il percorso. Con realismo, con organizzazione e quella capacità tutta italiana di trasformare il bene in sistema.

 

Pasquale Antonio Riccio

Presidente Campus Salute APS